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Filippo Parodi

Filippo Parodi (Genova, 1630 – Genova, 22 luglio 1702) è stato uno scultore italiano del periodo barocco.

Da giovane iniziò la sua attività come intagliatore in legno, formandosi nella bottega di un falegname, ottenendo subito un discreto successo. Il già famoso pittore Domenico Piola gli procurò numerosi clienti fra i nobili genovesi e, comprese le sue doti, lo esortò a dedicarsi decisamente alla scultura. Sostenuto economicamente da una sorella, si recò a Roma dove divenne allievo del Bernini, e dove rimase alcuni anni.

Tornato nella città natale entro il 1667, raggiunse l'apice della fama come intagliatore, progettando ed eseguendo opere prestigiose quali la decorazione della nave Paradiso e la carrozza per le nozze tra Anna Pamphilj e Giovanni Andrea III Doria, oltre a cornici, consolles e statue lignee eccezionali per invenzione e modellato.

Numerose altre opere fece su commissione di nobili famiglie genovesi; tra queste la statua della Vergine con angeli nella chiesa di S. Luca, ornamenti in marmo per il giardino del Palazzo Brignole nella strada nuova, l'attuale Via Garibaldi, e la grande statua di Ercole con i pomi delle esperidi per Ottavio Sauli nel Palazzo De Mari, già Imperiale in Campetto. Nel 1679 su commissione di Eugenio Durazzo fece alcune sculture per il Palazzo Balbi Durazzo (ora noto come Palazzo Reale), a Genova; una, a soggetto religioso (Cristo alla Colonna), per la cappella privata, ed alcune figure mitologiche (le Metamorfosi di Ovidio: Venere, Clizia, Adone, e Giacinto) per il giardino. Scolpì anche quattro grandi statue dei santi Taddeo, Mattia, Filippo e Marco per la chiesa italiana di Lisbona (la statua di S. Marco andò distrutta nel terremoto che colpì la capitale portoghese nel 1755).

La sua fama andò oltre i confini della Liguria e fu chiamato prima a Venezia, dove scolpì in marmo e stucco il monumento funebre del patriarca Gianfrancesco Morosini nella Chiesa di S. Nicolò, detta dei Tolentini (1678), quindi a Padova, dove fece nella basilica di Santa Giustina una scultura raffigurante la Deposizione con la Vergine Madre, S. Maria Maddalena e San Giovanni, considerata il suo capolavoro. Sempre a Padova scolpì il monumento ad Orazio Secco, il grande coro ligneo nella Cattedrale e, insieme ad alcuni collaboratori, sei statue di santi in marmo bianco ed una in marmo policromo raffigurante “S. Antonio in gloria”, per la Cappella del Tesoro nella Basilica di Sant'Antonio (1686-1689).