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Antonio Calegari

Antonio Calegari


Antonio Calegari (Brescia, 2 ottobre 1699 – Brescia, 15 luglio 1777) è stato uno scultore italiano.

Figlio di Santo Calegari il Vecchio, è il membro più noto e rappresentativo della relativa famiglia di scultori, la cui opera rimane simbolo del barocco bresciano settecentesco in ambito scultoreo.

Antonio affronta i primi studi in ambito artistico durante la prima giovinezza, guidato e aiutato dal padre, che muore quando Antonio è appena diciottenne. Gli insegnamenti paterni, quindi, nel complesso si rivelano scarsi, limitati forse a pochi aiuti (come le statue del di Sant'Agata) e non oltre i primi approcci con la tecnica scultorea. Gli studi momentaneamente si interrompono, anche a causa del fatto che Brescia, in quegli anni, è "senza scultori", cioè non esiste una bottega valente nel campo in grado di proseguire la formazione artistica del giovane, iniziata dal padre.

Tutto ciò è evidente nelle sue prime opere, dove appaiono deliziose minuzie costruttive di particolari di visi e stoffe, con interminabili linee parallele nei panneggi, il tutto retto da una mano poco sicura, che procede per tentativi. È chiara la sua ricerca di una personale finezza stilistica, severa e irrigidita, piena di passione, soprattutto oltre le prime opere, sempre spinto a indugiare nei più minuti particolari per fare sempre più salde le sagome delle sue figure. Si nota anche un desiderio di avvicinarsi alla tradizione scultorea più consolidata a cui potesse avere accesso, quella ormai spenta dei Carra, dai quali trae la severità nell'operare.

La probabile prima opera, una statua di Santa Scolastica per una nicchia dello scalone del monastero dei Santi Faustino e Giovita, contiene tutte queste particolari caratteristiche: il corpo è mosso con una parca lentezza ed è finemente allungato, le cadenze dei panni sono rigide, così come il velo che ricopre il viso. Il volto della santa è un poco grasso, sfiorito, vivo nella sua castità monacale. Il tutto appare immerso in una certa aria arcaica. Stesso discorso per la statua di Santa Chiara, posta in sommità della scalinata dell'orto dell'omonimo monastero cittadino.

Negli anni successivi raggiunge la maturità artistica completando gli studi fuori città, probabilmente a Milano nella bottega di Carlo Francesco Mellone. La sua arte matura fonderà in ultimo le sue rigide sperimentazioni iniziali con le libere movenze barocche, creando opere caratterizzate da una linea guida avvolgente e continua, rimanendo nel complesso ben piene e consolidate.