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Giacinto Gimignani

Giacinto Gimignani


Giacinto Gimignani (o Gemignani) (Pistoia, 1606 – Roma, 1681) è stato un pittore italiano.

Educatosi a Pistoia, alla scuola del padre Alessio (1567-1651), entro il 1630 era già attivo a Roma, città nella quale, dopo un breve periodo di adesione alla pittura di Pietro da Cortona, sotto la cui direzione partecipò alla decorazione di palazzo Barberini, intraprese la via di un classicismo atteggiato e composto, in evidente sintonia con la pittura praticata a Roma dai colleghi francesi, soprattutto Nicolas Poussin, ma anche Charles Errard, Jacques Stella e Pierre Mignard. Guardava dunque tanto all'arte dell'antichità quanto a Raffaello, a Domenichino e a Reni, che avevano aperto la via verso un tipo di pittura interessata all'espressione degli affetti, alla chiarezza atteggiata del gesto, alla valenza ideale delle immagini. Sono significativi in questo passaggio stilistico l'Adorazione dei magi della cappella del palazzo di Propaganda Fide, dipinta nel 1634, e lIncontro di Rinaldo e Armida nella foresta incantata del Musée du Pays de Hanau a Bouxwiller, parte di un ciclo di sedici dipinti con temi della Gerusalemme liberata voluto nel 1639 dall'ambasciatore francese François Annibal d'Estrées.

Nel 1640 si sposò con Cecilia Turchi, figlia del pittore Alessandro, da cui nel 1643 ebbe il primo di otto figli, Ludovico, che continuò il lavoro paterno divenendo anche principe dell'Accademia di San Luca dal 1688 al 1689. Giacinto in questo periodo sembra risentire dell'influenza della pittura del suocero, il cui classicismo morbido e raffinato era apprezzatissimo dai collezionisti, portando a uno smorzamento della gamma cromatica ed all'ammorbidimento dei volumi in soffici ombre.

Era riuscito a raggiungere una notevole fama alla corte pontificia di Urbano VIII, testimoniata anche dalla partecipazione alla decorazione del battistero lateranense, sotto la direzione di Andrea Sacchi, con l'affresco della Visione di Costantino. Alla morte del pontefice, nel 1644, anno in cui anche il suo protettore Giulio Rospigliosi lasciava Roma per Madrid in qualità di nunzio apostolico, si ritrovò a dover cambiare committenze, trovandole nei Pamphili, partecipando alle decorazioni del palazzo di Piazza Navona e della villa di Bel Respiro. Realizzò inoltre molte pale d'altare per la provincia (per Castellaro nel 1644, Prato Sesia tra il 1646 e il 1652, Grosseto nel 1648), a causa della saturazione e della forte competitività del mercato artistico romano.

L'ultima grande impresa decorativa furono gli affreschi dell'abside della chiesa di Santa Maria ai Monti, probabilmente commissionata dal pistoiese Michele Pacini, che vi era stato sepolto nel 1676. L'ultima opera del Gimignani è invece la Cena in Emmaus per il refettorio di San Carlo ai Catinari, firmata e datata 1678.

Morì nel 1681, lasciando Ludovico come erede universale e venendo sepolto con onoranze solenni a Sant'Andrea delle Fratte, nella prima cappella a destra, dove sorgeva la tomba di famiglia, decorata da un San Michele Arcangelo di Ludovico e voluta da Giacinto sin dal 1667, quando era morta la moglie Cecilia.