itzh-CNenfrdeiwjaptrues

Castello di Felino

Le prime notizie certe dell'esistenza di un castrum a Felino risalgono al 1140, ma non si conoscono né la sua struttura né le dimensioni. Probabilmente vi sorgeva già in precedenza una fortificazione nell'area dell'antica curtis Felini, di cui si parla sia in un documento di Ludovico II dell'870 sia in una lettera del 948 di Lotario II al conte Maginfredo.

Nel 1483 il duca di Milano Ludovico il Moro, in precedenza loro alleato, tolse l'appoggio ai Rossi e si impadronì con la forza del castello, distruggendone le fortificazioni per ridurne le potenzialità militari. Gli Sforza tennero il feudo di Felino fino al 1499, quando con l'arrivo dei francesi lasciarono il territorio parmigiano. Il re di Francia Luigi XII donò il feudo al nobile Pietro di Rohan, che lo vendette nel 1502 ai Pallavicino. Essi riattarono il castello e lo tennero per quasi cinquant'anni. Grazie a un matrimonio il feudo passò agli Sforza di Santa Fiora, che nel 1598 lo cedettero assieme a Torrechiara a Cosimo Masi, nobile fiorentino al servizio del duca Alessandro Farnese.

Nel 1612 un membro della famiglia Masi, Gianbattista, fu accusato di far parte di una congiura contro Ranuccio Farnese, la cosiddetta congiura dei Feudatari, alla quale partecipò anche Barbara Sanseverino. Processato e giustiziato, gli vennero confiscati tutti i beni, tra cui il castello di Felino. Con il passaggio al Ducato di Parma il castello perse la sua funzione di fortezza difensiva, per diventare semplice residenza della piccola nobiltà che ruotava attorno alla corte ducale. Il feudo appartenne dal 1612 al 1645 a Girolamo Rho, dal 1645 al 1650 a Giacomo Gaufridi, marchese di Castelguelfo, poi fu tenuto per più di un secolo dalla famiglia Lampugnani.

Nel 1762, con la morte di Camillo Lampugnani, la proprietà passò a Guillaume du Tillot, che si fregiò del titolo di "marchese di Felino" e lo usò come residenza di campagna fino al 1771, anno in cui lo cedette alla diocesi di Parma. Il vescovo Pettorelli Lalatta (1775-1788) lo scelse come luogo preferito di villeggiatura, riadattando vari locali per renderlo più abitabile. Seguì poi un lungo periodo di declino e di abbandono, tanto che il vescovo Francesco Magani nei primi anni del Novecento lo definì "un mucchio di rovine, albergo di pipistrelli, di gufi e di topi".

Si consiglia di verificare la corrispondenza degli orari di apertura contattando direttamente la struttura.

Indirizzo

  • Strada al Castello, 1
  • 43035 Felino - Parma

Contatti

  • Telefono: +39 0521 272717
  • Fax: +39 0521272724
Giovedì, 07 Aprile 2016

Scrivi una recensione

Non usare questo form per contattare la struttura.