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Giusto de' Menabuoi

Giusto de' Menabuoi


Giusto de' Menabuoi (Firenze, 1330 circa – Padova, 1390 circa) è stato un pittore italiano.

Di probabile ma non documentata formazione giottesca, interpretata in senso soprattutto coloristico, divenne pittore alla corte dei Da Carrara. Perseguendo uno stile proprio, arcaizzante e lontano dalle cadenze gotiche e dal realismo dei contemporanei Altichiero e Jacopo Avanzi, non lascerà traccia nello sviluppo della successiva pittura veneta.

La sua prima opera datata è il Polittico commissionato da suor Isotta Terzaghi nel 1363, ormai smembrato. Vi si trovava al centro una Madonna in trono con Bambino dalla volumetria solida ma ottenuta attraverso colori sfumati capaci di collocare la figura in una dimensione astratta e fuori del tempo. Del 1367 è un tabernacolo con Incoronazione, Annunciazione, Natività e Crocifissione recante sul retro della tavola centrale un'iscrizione che colloca l'opera tra le commissioni milanesi di Giusto.

Tra il 1375 e il 1378 eseguì la decorazione ad affresco del Battistero di Padova commissionata da Fina Buzzaccarini, moglie di Francesco I da Carrara, la quale intendeva adibire l'edificio a mausoleo di famiglia. Rispetto alle esperienze precedenti si accentuano talune ordinate fissità romaniche e bizantine, come nel grande Paradiso della cupola, dove la scena si organizza attorno a un Cristo Pantocratore circondato da un'ipnotica raggiera di angeli e santi, le cui aureole disposte in file ordinate ricordano, guardate dal basso, le punzonature di una magnifica oreficeria.

Nella Basilica di Sant'Antonio, forse verso il 1380, Giusto dipinse il delicatissimo affresco della tomba da Vigonza con l'Incoronazione della Vergine, i Santi protettori della famiglia e i ritratti di Niccolò e Bolzanello da Vigonza nell'arcosolio, busti di Profeti nel sottarco e una Annunciazione sulla facciata esterna dell'arco.

Negli affreschi della Cappella Belludi (chiamata anche Cappella dei Santi Filippo e Giacomo il Minore o Cappella dei Conti) nella Basilica del Santo (1382) Giusto si avvicinò allo stile di Altichiero. La decorazione è la sua ultima testimonianza rimasta; vi sono rappresentate le storie dei Santi Giacomo e Filippo e del Beato Luca Belludi con un colore più cupo e composizioni più affollate e variate nei gesti e nelle espressioni, con una maggiore attenzione al realismo della rappresentazione.