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Manet e la Parigi moderna

La mostra intende raccontare il percorso artistico del grande maestro (1832-1883) che, in poco più di due decenni di intensa attività, ha prodotto 430 dipinti, due terzi dei quali copie, schizzi, opere minori o incompiute. Un corpus in sé affatto esteso, ma in grado di rivoluzionare il concetto di arte moderna. Una vicenda la sua, che si intreccia a quella di altri celebri artisti, molti tra loro compagni di vita e di lavoro di Manet, frequentatori assieme a lui, di caffè, studi, residenze estive, teatri.

Le opere presenti in mostra arrivano dalla prestigiosa collezione del Musée d’Orsay di Parigi: un centinaio di opere, tra cui 55 dipinti – di cui 17 capolavori di Manet e 40 altre splendide opere di grandi maestri coevi, tra cui Boldini, Cézanne, Degas, Fantin-Latour, Gauguin, Monet, Berthe Morisot, Renoir, Signac, Tissot. Alle opere su tela si aggiungono 10 tra disegni e acquarelli di Manet, una ventina di disegni degli altri artisti e sette tra maquettes e sculture.

La mostra prevede dieci sezioni tematiche:

Manet e la sua cerchia

Parigi, città moderna

Sulle rive

Natura inanimata

“L’heure espagnole” (Maurice Ravel)

Il volto nascosto di Parigi

L’Opéra

Parigi in festa

L’universo femminile. In bianco...

...e nero. La passante e il suo mistero

Manet è il più parigino dei pittori e adora la sua città. Vivrà e lavorerà sempre nei pressi della Gare Saint-Lazare, nella “nuova Parigi” che si va costruendo giorno dopo giorno sotto i suoi occhi. Per volere dell’imperatore Napoleone III con il prefetto della Senna, il barone Eugène Haussmann, vengono infatti realizzati interventi radicali che cambiano completamente il volto della città, rendendola la capitale europea per eccellenza. In questa sezione figurano opere di Paul Gauguin con La Senna al Ponte Iéna. Tempo nevoso (1875), eccezionale dipinto se si pensa che l’artista dipingeva da solo quattro anni, influenzato dalla lezione realista di Courbet; di Claude Monet con Le Tuileries (1875), dipinto dall’appartamento del collezionista Victor Choquet, dove sono raffigurati al tramonto i giardini di fronte a Rue de Rivoli e la vista dall’alto abbraccia un’ampia parte di città sino alla cupola dell’Hotel des Invalides; di Paul Signac con Strada di Gennevilliers (1883), una veduta della periferia settentrionale di Parigi, dove il notevole spazio riservato alla strada, i cartelli stradali, i pochi alberi privi di foglie delineano un ambiente completamente modellato dall'attività umana. A queste opere si affiancano altre tele e numerosi disegni con progetti di edifici, chiese, stazioni che testimoniano l’effervescenza costruttiva della città nell’ultimo ventennio dell’Ottocento.

Le marine hanno un ruolo importante nella produzione di Manet, sono gli unici paesaggi che lo hanno affascinato, forse perché conosce il mare che ha solcato fin da ragazzo in un lungo viaggio in Brasile e ha frequentato spesso le spiagge francesi. Qui sono esposte cinque sue vedute marine, tra cui spiccano le due tele Chiaro di luna sul porto di Boulogne (1869) dove dimostra una eccellente padronanza nel raffigurare il mare in tutta la sua profondità così come la complessa struttura delle imbarcazioni e La fuga di Rochefort (1881), dedicata alla rocambolesca evasione del celebre giornalista Henri Rochefort, di cui è in mostra un ritratto di Boldini. Si possono inoltre ammirare Pastorale (1870) di Paul Cézanne, ispirato al celebre Le déjeuner sur l’herbe di Monet con una natura dai colori violenti, tutt’altro che idilliaca e Argenteuil (1872) di Claude Monet, che ritrae una delle mete preferite delle gite domenicali dei parigini, dove Monet soggiorna tra il 1872 e il 1877 e vi riceve numerosi colleghi, tra cui lo stesso Manet. Questo quadro, dove si colgono le mutevoli vibrazioni dell’atmosfera e gli effetti della luce rivela l’influenza della pittura di Constable e Turner, che Monet aveva visto a Londra.

In questa sezione sono esposti incantevoli dipinti floreali: due di Manet Ramo di peonie bianche e cesoie (1864), specie molto in voga nell’Europa ottocentesca che Manet coltivava nel suo giardino di Gennevilliers, qui dipinte nella fugacità del momento in cui il fiore passa dalla vita alla morte e Fiori in un vaso di cristallo (1882), tra gli ultimi quadri dipinti da Manet che, ormai malato, si dedica alla pittura di piccole tele con frutti e fiori di cui coglie con intensità lo splendore e la vitalità, cui si aggiunge L’asparago (1880), recapitato dallo stesso Manet al grande collezionista Charles Ephrussi come “aggiunta” ad un quadro con asparagi che era stato pagato troppo. A queste opere sono affiancate due splendide tele di Fantin-Latour e uno straordinario bouquet di Renoir

Nel primo decennio della sua attività creativa, l’arte spagnola, insieme ai Tiziano e ai Rubens, esercita su Manet una forte influenza. Diffusa a Parigi sin dal 1830, ispira una voga che investe la letteratura, l’arte e il costume. Manet si reca inoltre in Spagna nel 1865 e studia spesso i dipinti spagnoli al Louvre, in particolare Velázquez, che considera “il pittore dei pittori”. Testimoniano questo ispanismo le vesti della ballerina Lola Melea, nota come Lola di Valencia (1862), il cui fascino luminoso è paragonato da Baudelaire a quello di “un gioiello rosso e nero”; Il combattimento di tori (1865-1866), Angelina (1865), Il pifferaio (1866), immagine della mostra, rifiutato al Salon dello stesso anno per la radicalità del trattamento pittorico. I colori stesi qui con naturalezza per campiture piatte come “grandi macchie” e soprattutto l’assenza di prospettiva, assimilano il dipinto a una carta da gioco, che secondo Zola “buca semplicemente il muro”.

In questa sezione è di scena la Parigi dei caffè, delle strade, delle persone meno abbienti, che fa da contraltare al lusso e all’opulenza della vita borghese, protagonista delle sezioni successive. Spicca uno dei capolavori di Manet La cameriera della birreria (1878-1879), ritratto di una lavorante di brasserie che aveva colpito Manet per la sua bravura e quando l'aveva vista al Reichshoffen, un cabaret di boulevard de Clichy, convincendola poi a posare per lui. Manet la rappresenta in una posa seducente, come una sorta di “escort” ante litteram con il suo “protettore”, l’uomo in maniche di camicia, che la accompagnava a posare nell’atelier del pittore. Oltre a due disegni di Manet di interni di caffè, sono qui esposte Ciò che si chiama vagabondaggio (1854) di Alfred Stevens, che, raffigurando una povera donna arrestata con i suoi figli al cospetto di un operaio e di un’elegante passante, rappresenta l’insieme dei diversi gruppi sociali coesistenti in città e punta il dito sulla sorte riservata agli esclusi dallo straordinario sviluppo economico e sociale del Secondo Impero. E L’attesa (1885 circa) di Jean Béraud dove una elegante prostituta attende di adescare clandestinamente un cliente nel signorile quartiere dell’Étoile.
Appartengono invece all’atmosfera mondana dei teatri e dei balli la bella tela carica di rosso Scena di festa (1889 circa) di Giovanni Boldini, ritrattista della mondanità di Parigi, dove si stabilisce nel 1871, che qui rappresenta con pennellate vigorose e dinamiche le Folies Bergère, caffè-teatro di varietà attivo dal 1869 sui grandi boulevard.

In questa sezione le opere sono dedicate al tempio dello spettacolo parigino: l’Opéra. Di Edgar Degas è esposto Il foyer della danza al teatro dell’Opéra (1872), dove andavano in scena le opere e i balletti più importanti, distrutta da un incendio nel 1873. E’ una delle tante tele che il pittore dipinse su questo tema, qui trattato con tonalità tenui e raffinate che si irradiano a partire dall’audace “vuoto” del primo piano. Di Henri Gervex si ammira il bellissimo Il ballo dell’Opéra (1886), che mette in scena uno scintillante carnevale con una giovane donna mascherata, probabilmente una prostituta, in amabile conversazione con due gentiluomini, dove l’audace inquadratura taglia le figure in primo piano, rendendo la fugacità di un momento colto quasi per caso. Accanto a queste tele, cui si aggiungono Le Muse e le Ore del giorno e della notte (1872) di Jules-Eugène Lenepveu e La scalinata dell’Opéra (1880 circa) di Victor Navlet, sono presentati vari disegni, acquerelli e piccole sculture in gesso o bronzo rappresentanti progetti per la nuova Opéra e figure mitologiche.

Qui sfilano quadri di artisti che frequentano le serate di gala nei teatri parigini: da Jacques Joseph (detto James) Tissot con l’elegante Il ballo (1878), straordinaria dimostrazione di virtuosismo a Jean Béraud con Una serata (1878), perfetta illustrazione di una affollata e mondanissima soirée che pare uscire dalla Ricerca del tempo perduto di Proust, da Eva Gonzalès con Un palco al Théâtre des Italiens (1874 circa), dove abbondano i riferimenti a Manet, suo maestro a Berthe Morisot con Giovane donna in tenuta da ballo (1879), tutto giocato con grande virtuosismo sulle variazioni del bianco in una figura femminile che fa pensare alla Madame Bovary di Flaubert. Completano la sezione alcuni disegni di progetti per nuovi teatri, testimoni dell’incessante trasformazione della Parigi dell’epoca.

Sono qui presentati alcuni capolavori incentrati sulla figura femminile rappresentata nei suoi momenti intimi. Di Manet è esposta la splendida tela La Lettura (1865-1873), dove l’artista ritrae la moglie Suzanne Leenhoff e Léon Édouard Koella-Leenhoff, figlio naturale della donna. Il quadro è stato ripreso a una decina di anni di distanza dalla prima esecuzione e mostra sia un grande virtuosismo nella diversa resa dei tessuti, sia una intensa connotazione psicologica in entrambi i soggetti. Sempre di Manet troviamo il celeberrimo Il balcone (1868-1869), che lascia perplessi pubblico e critica al Salon del 1869 anzitutto per la scelta dei colori accesi, ma soprattutto per la sconcertante assenza di un soggetto chiaramente definito. Non si tratta infatti di un ritratto di gruppo, ma di una scena di genere senza però le dimensioni ridotte e la leggibilità del soggetto. I modelli sono tre amici che Manet fa posare a lungo nello studio: il pittore Antoine Guillemet, la violinista Fanny Claus e appoggiata alla ringhiera Berthe Morisot. Manet decide di rappresentare qui un istante sospeso in cui ogni personaggio appare isolato nel proprio mondo interiore, offrendoci semplicemente i loro sguardi assenti.
Accompagnano queste due opere emblematiche due splendide tele di Alfred Stevens: La lettera di rottura (1867) e Il bagno (1873-1874), unico nudo dell’artista belga a Parigi dal 1844, opera la cui attenzione ai dettagli destò l’ammirazione di Manet e Le due sorelle (1863) di James Tissot, definita dal critico inglese Wentworth “il paradigma dell’aristocraticità e dell’eleganza sobria”

Informazioni aggiuntive

  • Data Inizio: Mercoledì, 08 Marzo 2017
  • Data Fine: Domenica, 02 Luglio 2017
  • Biglietto intero: € 12,00
  • Biglietto ridotto: € 10,00
  • Orario: Martedì, Mercoledì, Venerdì e Domenica: 09.30 - 19.30 Giovedì e Sabato: 09.30 - 22.30 Lunedì: 14.30 - 19.30